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Hilde Lotz-Bauer
Matteo D'Antonio Thesis: Henri Cartier-Bresson e L'Italia

 

3.2.3 Hilde Lotz-Bauer

Hilde Lotz-Bauer nacque a Monaco di Baviera il 31 Marzo 1907. Appassionata sin da giovane di pittura e di scultura, nel 1931 si laureo nella sua citta d'origine discutendo col suo relatore, Wilhelm Pinder una tesi dal titolo La scultura dei fratelli Martin e Michael Zürn a Monaco. In seguito alle pressioni del padre, il quale sperava che la figlia potesse trovare un mestiere abbastanza remunerativo legato alla sua formazione artistica, Lotz-Bauer studio con i docenti Hans Sporl e Arthur Schlegel alla Bayerische Staatslehranstalt fur Photodesign, per lavorare poi in diversi musei. Grazie ad una borsa di studio (tra le ultime ricevute da studenti non iscritti al partito nazionalsocialista di Hitler) e a causa dell'insofferenza nei confronti del clima politico che si respirava allora a Monaco, la Haupstadt der Bewegung (“Capitale del movimento” nazista), nel 1937 Lotz-Bauer si trasferi a Roma, dove, tra mille difficolta e incessanti ristrettezze economiche, riusci a perseguire la propria carriera di fotografa. La studiosa tedesca aveva gia soggiornato nella capitale nel 1936, lavorando con il suo primo marito, lo storico dell'arte Berhard Degenhart (con il quale si era sposata proprio quell'anno), presso la Biblioteca Hertziana, ed occupandosi prevalentemente di scattare immagini relative ai disegni, alla scultura e all'architettura italiana degli Svevi e del Rinascimento. Queste avevano lo scopo di illustrare i saggi di Bruhns, Keller e Degenhart stesso in Kunsthistorische Jahrbuch der Biblioteca Hertziana. Grazie a Degenhart, la fotografa tedesca intraprese numerosi viaggi nella penisola italiana, dedicandosi meticolosamente alla fotografia di opere d'arte. Durante gli anni italiani, la fotografa incontro e sposo nel 1941 il suo secondo marito, il borsista al Kusthistorische Institut di Firenze, Wolfgang Lotz. In questo periodo, Lotz-Bauer lavoro intensamente ad un libro sull'architettura fiorentina che purtroppo non vide mai la luce, perche l'autore tedesco che l'aveva commissionato mori durante il Conflitto Mondiale. I coniugi Lotz vissero in Italia fino al 1943; gia nel 1942, per ricevere dei fondi statali in seguito alla nascita del loro primogenito, dovettero tornare in patria; l'anno seguente, a causa delle vicissitudini legate alla Seconda Guerra Mondiale rifugiarono in Austria, per rimpatriare definitivamente alla fine del conflitto. Otto anni piu tardi si trasferirono negli Stati Uniti d'America per 180 insegnare storia dell'arte al Vassar College, ma nel 1962 Wolfgang Lotz ricevette l'incarico di direttore della Biblioteca Hertziana a Roma e torno in Italia con tutta la famiglia. Solo nel 1985, dopo la morte del marito, Hilde Lotz-Bauer decise di tornare a Monaco, dove si spense nel 1999.

Il materiale fotografico dovuto alla studiosa tedesca e cospicuo: gli scatti che realizzo durante gli anni italiani vennero donati alla Max- Planck (Biblioteca Hertziana di Roma) e al Kunsthistorische Istitut di Firenze. Quest'ultimo, anche grazie a Tamara Hufschmidt, ha presentato nel 2007 nella propria Fototeca Digitale una prima mostra on-line dell'artista tedesca, contenente circa 750 immagini, frutto di acquisti e donazioni all'ente nel corso degli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso. Tuttavia, gran parte dei negativi (circa 20.00019) appartengono al fotografo tedesco Franz Schlechter di Heidelberg.

Negli scatti ritraenti le opere d'arte, Hilde Lotz-Bauer utilizzo una macchina fotografica di grande formato Linhof 9x12 o 13x18 con pesanti lastre di vetro. Tuttavia, per le immagini piu personali, l'artista tedesca preferi un apparecchio piu leggero e maneggevole di cui gia si e scritto: la Leica.

Nelle numerose mete fotografiche italiane, Hilde Lotz-Bauer annovero anche il paese di Scanno. La datazione del suo soggiorno nella cittadina abruzzese e incerta. Le stampe infatti riportano la segnatura dell'estate 1938, ma le immagini di Lotz-Bauer a proposito del piccolo borgo apparirono gia sulle pagine di un giornale tedesco del 193420. Cio che conta e che, come scrive Italo Zannier, ≪Hilde Lotz-Bauer era giunta a Scanno prima di tutti≫21, o meglio, fu la prima fotografa straniera ad interessarsi al piccolo centro nella Valle del Sagittario. Probabilmente, furono le tradizioni folkloristiche ad attrarre l'artista tedesca nel piccolo centro dell'Appennino. Tuttavia, non pare impossibile che Lotz-Bauer avesse preso visione della litografia di Escher, realizzata, appunto, a Scanno. Non a caso, una stampa della fotografa riproduce uno squarcio di paesaggio del tutto simile da quello disegnato dall'artista olandese22. In entrambe le immagini vi e ritratta una strada a scalini ripresa dall'alto, costeggiata da due file di case che seguono i margini della via, mentre una montagna offre lo sfondo in lontananza. Hilde Lotz-Bauer, come si e visto, era un'eccelsa studiosa d'arte: non e difficile che possa aver preso visione delle opere di Escher, che in quel periodo abitava a Roma, grazie a delle conoscenze in comune o, semplicemente, in merito alla pubblicazione su rivista delle suddette rappresentazioni. Seppure le immagini ritraggono lo stesso paesaggio, si possono rilevare alcune evidenti differenze: nella litografia di Escher compare, come figura umana, una donna seduta su degli scalini di ingresso di un'abitazione, sull'angolo in basso a sinistra della composizione. Escher fornisce in questo modo la perfetta rappresentazione della solitudine tra le algide geometrie architetturali del paese; nella fotografia di Lotz-Bauer, invece, sono presenti gruppi di donne accomodate sulla cimmosa. Non solo: sul margine sinistro della strada compaiono anche alcuni uomini che chiacchierano, mentre due bambini, poco piu in la, sembrano divertirsi a giocare con delle galline. Se si scompone l'immagine in quattro triangoli tramite delle rette che partono dai quattro angoli della stampa23, ci si accorge di come Lotz-Bauer abbia utilizzato lo spazio compositivo per evidenziare il contrasto fra il nero degli abiti e il bianco del paesaggio e soprattutto del cielo. Infatti, mentre il triangolo piu basso, contenente gran parte delle figure umane, rimane molto scuro e quasi tetro, le due frazioni a destra e a sinistra, stemperano un po' il tono cupo grazie ai dei miti grigi dovuti alla materialita delle costruzioni; il triangolo in alto, per finire, dove compaiono una montagna ben illuminata e il cielo (di un bianco bruciato), si pone da contraltare simmetrico al primo isoscele descritto. Come scrive Tamara Felicitas Hufschmidt: ≪La scelta dell'oggetto, il posizionamento, l'effetto prospettico, la luce, il taglio ed il grado di chiarezza, sono tutti elementi impegnati con creativita dall'artista per ricavare dagli scatti realistici un evento speciale≫24. Nel punto in cui si intrecciano le linee che formano i suddetti trilateri, compare, appesa a dei cavi, una luminaria, forse a simbolo, appunto, della differenza tra giorno e notte, tra luce ed ombra, tra chiaro e scuro, tra bianco e nero.

Si e visto che nella fotografia descritta compaiono dei gruppi di donne. In effetti, uno dei temi portati del reportage della studiosa tedesca e proprio quello riguardante la figura femminile. Proprio per tale motivo, infatti, la sua personale organizzata a Scanno nel 2008, un anno dopo l'anniversario del centenario della sua nascita, si intitolava Orme di donna. Ben 29 immagini su 34 rappresentano donne, e piu precisamente, donne al lavoro. Le altre fotografie ritraggono, invece, un nutrito gruppo di uomini in piazza, una vista panoramica di Scanno accoccolata sul proprio monte, una coppia vestita a festa; in due scatti, invece, viene rappresentata una cerimonia di processione25. Tutte le altre stampe hanno quali soggetti principali le scannesi. Spesso esse vengono ritratte mentre lavorano: c'e chi svolge le semplici faccende domestiche sull'uscio della propria abitazione (Fig. n° 59), chi trasporta sulla nuca delle anfore, delle ceste piene di panni, dei lunghi vassoi col pane appena sfornato o dei fasci di legname, chi accudisce i propri figli, chi fa cuocere tramite bollitura delle foglie di frassino in un calderone per colorare la lana delle gonne (Fig. n° 62)26. Attratta dal costume femminile di Scanno, Hilde Lotz-Bauer si soffermo molto ad osservare e a fotografare le donne del paese proprio nel momento del piu duro lavoro, proprio quando gli abiti piu appariscenti venivano dismessi per indossare vesti piu comode e meno preziose. Non e difficile ipotizzare che la fotografa tedesca sentisse una certa empatia per le scannesi mentre svolgevano le proprie mansioni: anche Hilde, sempre in viaggio con in spalla il suo pesante banco ottico, era una donna sempre impegnata ed intenta ad inseguire il proprio lavoro.

Si e detto che un motivo di interesse che porto a Scanno Hilde Lotz-Bauer fu quello nei riguardi degli abiti tipici di Scanno. Essi sono cosi descritti da Renzo Frontoni:

≪Il costume moderno delle donne, in contrapposizione con quello settecentesco, consiste in una ampia gonna pieghettata, di colore nero o verde scuro, chiamata casacca, un giacchino pesante di lana tessuto a mano con ampie maniche, comodino, il quale reca reca applicata una stoffa adorna di bottoni d'argento, pettiglia, che include un colletto di pizzo. Sopra la giacca viene indossato un grembiule, mantera, che puo essere nero nell'abbigliamento di tutti i giorni, oppure di damasco colorato nell'abbigliamento proprio delle occasioni speciali. Ma il piu caratteristico fra tutti gli indumenti che compongono questo costume e sicuramente il cappello chiamato cappellitto: esso e composto da una tocca di colore nero, dal fasciatoio e dal violitto; e adorno di trecce chiamate lacci, che possono essere di tre diversi colori: d'argento per le donne nubili, d'oro per le donne sposate e nero per le vedove. Le scarpe assomigliano a delle pantofole e sono dette scarfuori≫.

Nel corpus di fotografie di Hilde Lotz-Bauer compaiono alcune immagini ritraenti delle donne vestite a festa e che indossano quindi degli abiti da cerimonia (Fig. n° 58 e Fig. n° 61). Tuttavia, queste non sono quasi mai immagini di posa. Con ogni probabilita Lotz-Bauer sfrutto appieno il suo apparecchio Leica, che le permise di scattare fugacemente, senza che i soggetti non se ne accorgessero nemmeno. Emblematico e il primo piano di Adalgisa Pazzo (Giovane donna; Fig. n° 61)27: seppure la ragazza guardi in camera, l'immagine non e cosi netta come sarebbe in un ritratto tradizionale. A rendere piu interessante la stampa e tanto intenso lo sguardo della giovane fotografata e proprio lo sfocato, che dona un alone di mistero alla donna. Proprio come i membri dell'agenzia Magnum, Hilde Lotz-Bauer si avvicina ad una stile fotografico legato alla mobilita del fotografo; uno stile che annovera tra i capostipiti proprio Henri Cartier- Bresson.


Notes

19 Tra questi negativi, sono presenti anche quelli realizzati a Scanno.

20 Hilde Lotz-Bauer fu accompagnata nel suo viaggio a Scanno dalla collega e amica Helga Franke. Quest'ultima era molto conosciuta nell'ambiente artistico perché, oltre a pubblicare le proprie fotografie su riviste tedesche, era la moglie di Gunther Franke, noto mercante d'arte a Monaco di Baviera. Egli vendeva quadri, come per esempio quelli di Max Beckmann, illegalmente durante il regime fascista.

21 Zannier I., La prima donna che scattò a Scanno, in «Il Sole 24 Ore», Italia, 8 Luglio
2007, p. 44.

22 La fotografie in questione si trova in Lotz-Bauer H., op. cit., p. 19.

23 La quadripartizione è aiutata dal fatto che il punto di fuga della fotografia, realizzata in
verticale, è all'incirca al centro del quadro, poco al di sotto dell'incrocio delle linee
vanno a formare i triangoli.

24 Hufschmidt T. F., Scanno nelle fotografie di Hilde Lotz-Bauer. 1933-1938, in Ivi, p. 13.

25 Si veda, rispettivamente, Ivi, p. 35 (Uomini in piazza), p. 14 (Scanno), p. 40 (Coppia
vestita a festa) e pp. 36-37.

26 Molte donne ritratte da Hilde Lotz-Bauer sono state riconosciute da Filomena
Quaglione, cittadina di Scanno presente al tempo del viaggio dell'artista tedesca. Cfr.
Ivi.

27 Ivi, p. 47.

 

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