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Hilde Lotz-Bauer
Orme di donna

Hilde Lotz-Bauer photo of Scanno

English text

Come tutto incominció – un’Odissea fotografica

 

La storia di questa mostra incomincia quattro anni fa nel settembre 2004 quando Tamara Hufschmidt dell’Istituto Tedesco di Storia dell’Arte a Firenze, scrisse a mio fratello Christoph a Monaco di Baviera. L’Istituto aveva appena completato di digitalizzare l’archivio che mia madre aveva lasciato – 714 fotografie - e Tamara in quell’occasione suggerì che nel 2007 venisse organizzata una mostra per celebrare il centenario della nascita di Hilde Lotz-Bauer.

Ad un certo punto Tamara, Robbie ed io ci trovammo per lavorare a questa idea. Il risultato fu una bellissima mostra online sul sito del Istituto Tedesco, che è tutt’ora visibile online. Il sito mette in mostra le sue capacità nel catturare le meraviglie dell’architettura fiorentina, della scultura e della città intera come un’entità artistica. Ma nell’archivio di mia madre c’erano anche molte altre fotografie che lei fece negli anni Trenta. Giró l’Italia immortalando persone e posti, e queste immagini furono poi viste da un pubblico piú ampio solo 60 anni dopo  – nell museo etnografico di Mannheim nel 1993. La maggior parte di esse esiste ancora, ma in formato di negativi 8,500 nell’archivio di un fotografo di Heidelberg di Franz Schlechter.

Noi tre siamo venuti a Scanno per la prima volta nel 2006 e siamo stati colpiti da quanto poco le strade e i portici fossero cambiati rispetto alle fotografie. Fu proprio allora che Tamara si mise in contatto con il sindaco Angelo Cetrone, e propose di organizzare una mostra a Scanno. Finalmente è risultata in quello che vedete qui adesso intorno a voi. Questa è una selezione delle stampe originali degli anni Trenta.

Quando mia madre venne a Scanno le sembró un paradiso idillico, non ancora toccato dall’industrializzazione e dalla cosidetta “civilizzazione”. Scrittrici come Anne Macdonell e Estella Canziani erano affascinate dall’aspetto esotico delle donne e dei loro costumi tradizionali. Scanno era incontaminata dalla “modernizzazione”, ma oltretutto offriva la possibilità di ritrarre le “sue” donne in una maniera speciale. Hilde (e la sua amica Helga Franke) furono delle vere pioniere: ragazze appena diplomate come fotografe, e che viaggiarono dalla Germania fino a qui, che per allora erano delle lontane montagne sperdute.

Hilde vide le vite di queste donne sia con le loro difficoltà, che spesso nella loro povertà, affrontando il peso di tanti lavori. Mostravano abilità uniche e varie – dal portare in testa pesanti conche colmi di acqua, a tingere la lana, a fare pizzi e merletti. Nel periodo della transumanza, quando gli uomini dovevano portare le greggi in prati piú a sud, e stavano via per settimane o anche mesi, si accollavano tutti i pesi.

Come ha scritto Tamara, la lente di Hilde è sia di critica sociale che di storica dell’arte. Ha saputo far diventare le donne di Scanno Regine, sculture classiche viventi, che mantengono la loro individualità, ma allo stesso tempo diventano icone. Queste donne sono come attori su una scena di strade che salgono e che scendono, vedute attraverso i portici.

Anche queste fotografie hanno fatto una loro “transumanza”. Dall’Italia Hilde le portó con sè in Germania durante la Guerra, facendo un viaggio particolare a Firenze per recuperarle. Quindi se le portó quando attraversó l’Atlantico per andare negli Stati Uniti, e poi di nuovo di ritorno a Roma dove visse per vent’anni. E alla fine, le portó con sè a Monaco di Baviera, dove visse fino alla morte, nel febbraio 1999. Le lasció a me, e io le ho portate a Londra. E ora, in ultimo, grazie alle meraviglie di internet, sono finalmente tornate a casa di nuovo.

A nome di tutta la famiglia Lotz e del mio compagno Robbie, che è riuscito a scannerizzare, e passare le immagini a Francesca Pompa, in zona Cesarini, desidero ringraziare Angelo Cetrone, il team dell’OneGroup Grafica, e in modo particolare Tamara, che purtroppo non è potuta venire, per aver reso questa mostra possible. Vorrei finire con una frase del poeta Greco Giorgio Seferis, scritta nel suo libro di foto che Enzo Crea ha dato a mia madre, e lei a me:

E come stranamente ti fai forte a parlare coi morti
Quando I vivi superstiti non bastano

Corinna Lotz
Scanno, 13 Marzo 2008

Traduzione grazie a Paola Galli

 

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